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DOMANDE e CANZONI | con I-PIXEL di Luca Barenghi

a cura di Luca Barenghi  |RCB

 

Rock Indipendente, Alternative Rock, Underground… Questi sono solo alcuni degli alias assunti, nel corso degli anni, da quel filone musicale che tutti noi oggi siamo abituati a chiamare semplicemente “Indie” e che sta facendo vere e proprie faville nelle radio, playlist e classifiche nostrane. Partendo dal Regno Unito di fine anni ’80, che ai tempi pullulava di gruppi-monstre, oggi considerati delle vere e proprie leggende, come The Smiths, The Stone Roses e My Bloody Valentine, questo genere ha sempre cercato, alcune volte riuscendoci, altre molto meno, di discostarsi dalle inevitabili dinamiche squisitamente “mainstream” della musica pop che le “grandi masse” sono abituate ad ascoltare e da tutto quel suo carico di marketing, sound “catchy” e inevitabile bisogno di “dover piacere per forza a tutti”. Nella nostra Cara Italia, in uno dei suoi periodi storici più floridi e stimolanti, musicalmente parlando, ovviamente, oltre ai soliti noti dominatori delle classifiche italiane, come Calcutta, Thegiornalisti, Lo Stato Sociale, Carl Brave x Franco126 e compagnia bella, la cosa più eccitante per gli avidi ascoltatori seriali di questa nuova ondata indipendente tutta tricolore è lo scovare nuovi talenti emergenti, manco fossero dei giudici seduti ad un tavolo su cui svetta una gigantesca X rossa e nera. Andando un po’ più sotto il pelo dell’acqua, con un po’ di pazienza è possibile trovare una vera e propria miniera di band e singoli artisti come mai prima d’ora era successo. Ed è proprio in questa apparentemente inesauribile fonte che si trovano realtà interessanti come I Pixel, giovane band nata nel 2013 a La Spezia e formata Andrea Briselli (voce, chitarra), Alex Ferri (chitarra, tastiera), Nicola Giannarelli (basso) e Manuel Maccarone (batteria). Con già all’attivo tre EP - Finché C’è Tempo (2014), Niente e Subito (2015) e Mondo Vuoto (2016) - e un album, Perfettamente Inutile (2018), pubblicato sotto l’etichetta discografica La Clinica Dischi, il gruppo, data dopo data, sta cominciando a crearsi la sua strada all’interno di quel marasma che è rappresentato dall’attuale scena indipendente italiana. E noi di Radio City Bar abbiamo il piacere di poter sentire la loro su come se la stanno passando e su loro eventuali progetti futuri.


Tre aggettivi per descrivervi
Descrivere la nostra musica o quello che facciamo con solamente tre aggettivi può risultare piuttosto complicato.
A livello musicale cerchiamo sempre di suonare e comporre canzoni che nascono dal nostro istinto, più che da quello che sentiamo intorno a noi, mentre per quanto riguarda la parte testuale Andrea (Briselli - voce del gruppo n.d.r.) cerca di racchiudere concetti, di rappresentare situazioni o sentimenti che tutti abbiamo vissuto almeno una volta sulla nostra pelle, ma che spesso non riusciamo a trasformare in parole. La chiave di tutto è sempre dare l’anima. Ecco, in 3 parole: “scavare nel profondo”.

 

Quando avete iniziato a suonare?

I Pixel sono nati verso la fine del 2013, ma ci sono stati alcuni cambi di formazione e da allora sono rimasti solo Andrea ed Alex, che si conoscevano già prima di iniziare a suonare insieme. Nicola e Marco, la sezione ritmica del gruppo, sono entrati successivamente dando la propria impronta al sound del gruppo e, al tempo stesso, lasciandosi influenzare dal percorso musicale che avevamo già intrapreso.

Quali sono gli artisti/album che vi hanno cambiato la vita e maggiormente ispirato?

Ognuno di noi, nel suo personale, ascolta e si lascia influenzare da artisti e generi musicali diversi. Ci sono delle influenze che accomunano tutti e 4, ma non ci siamo mai ritrovati a dire “Dovremmo suonare come questo piuttosto che quest’altro artista”. Parlando delle radici del gruppo nello specifico, quelle che hanno spinto Andrea ed Alex ad iniziare una collaborazione musicale, i dischi da citare sono soprattutto gli album di debutto degli Strokes e degli Arctic Monkeys.

 

Se non foste I Pixel quali artisti vorreste essere?

Quelli che guadagnano di più! Scherzi a parte, da artisti quali siamo, apprezziamo sempre chi, nonostante il successo, riesce a mantenere la propria identità ed una sua visione musicale, pur spaziando tra generi ed approcci diversi. Della scena musicale moderna, a livello mondiale, gli Arctic Monkeys sono sicuramente un modello da ammirare: ogni loro disco è un’opera a sé e diversa dalle altre, ascoltarli in successione significa compiere un viaggio nel genio musicale di Alex Turner.
Nel panorama italiano, invece, un gruppo che ammiriamo sono i Verdena: loro danno tutto esclusivamente per la musica, quando non hanno nuovo materiale da pubblicare non si fanno sentire sui social ed accumulano canzoni su canzoni, per poi uscire con un altro album meraviglioso e girare lo stivale a suon di concerti… Alberto Ferrari docet!

RCB: Come nasce una vostra canzone?
Solitamente, Andrea arriva alle prove con un riff o un’idea musicale con una struttura più o meno definita, a cui poi ogni membro del gruppo apporta il proprio contributo. Durante la composizione della musica si inizia già a provare anche la linea vocale, per vedere se la base musicale può incastrarsi bene o se va modificata qua e là.
A volte alcune idee iniziali sono nate anche da Alex e Nicola: è bello sentire come ognuno di noi ha uno stile personale, che poi riusciamo a combinare con quello degli altri per creare una canzone alla Pixel.

RCB: Il verso di un vostro pezzo che vi descrive meglio
È difficile scegliere un verso in particolare perché Andrea impiega molta cura nello scrivere ognuno di loro... In un certo senso, è come se fossero tutti suoi figli!

Come vivete il fatto di essere presenti su una scena musicale sì piena di possibilità come quella indie italiana ma anche satura di un numero sempre crescente di nuovi artisti? C’è più competizione o solidarietà?

È una cosa che ci viene chiesta spesso, insieme al ruolo che secondo noi Internet svolge nella diffusione della musica al giorno d’oggi. Noi pensiamo che ogni artista debba semplicemente pensare al proprio stile ed al proprio metodo per comporre e pubblicare nuovo materiale, qualsiasi “faida” tra gruppi è creata solamente per far parlare di sé, mentre a noi piace pensare alla cosa concreta: la musica. Le faide lasciamole al Britpop, ai Blur e agli Oasis, mostri sacri di un’epoca ormai perduta e che noi, purtroppo, non abbiamo mai vissuto. Durante questi anni di concerti abbiamo conosciuto gruppi più o meno aperti a socializzare, pensiamo che il mondo musicale rispecchi appieno lo stesso mondo là fuori: siamo tutti diversi, nel pensare e nel modo di porci (per fortuna).

RCB: Avete dei progetti futuri o dopo il tour di “Perfettamente Inutile” vi prenderete una pausa?
Già subito dopo le registrazioni di Perfettamente Inutile abbiamo iniziato a comporre nuove canzoni, e stiamo tutt’ora continuando questo processo fino a quando non giudicheremo la qualità del nuovo materiale abbastanza valida per pubblicare un nuovo disco.
Nel frattempo, suoniamo volentieri nei concerti che vengono organizzati, ed abbiamo già debuttato live alcune delle nuove canzoni: è sempre piacevole e utile al tempo stesso vedere l’effetto che la musica non ancora pubblicata ha sul pubblico.

 

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